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RiMaflow - nadia brembilla - 05-09-2018


di fronte a queste prese di posizione che non posso condividere riporto
due lettere, una che parla di Massimo e la lettera che Massimo ha
scritto dal carcere. Chi ha cuore per ascoltare legga.
Non dimentichiamoci che la legge purtroppo spesso non crea giustizia ma
tutela un sistema che a sua volta spesso è  ingiusto e a volte crudele,
la storia qualcosa ci insegna.
ciao antonio



Chi è Massimo Lettieri
Di Gigi Malabarba
Ho conosciuto Massimo poco più di dieci anni fa nel magentino. Era un
operaio della Maflow di Trezzano sul Naviglio impegnato sindacalmente
nella Cub e in molte attività politiche e sociali del territorio.
Istintivamente reagendo contro ogni ingiustizia, cercando sempre una
soluzione a una condizione di sofferenza incontrata, mettendo al primo
posto la persona e all’ultimo il proprio tornaconto personale.
Proprio il suo altruismo mi ha sempre colpito, rimettendoci sempre di
tasca propria pur di ottenere un risultato per i più deboli. Sia in
Maflow che nelle altre fabbriche che seguiva, Massimo riusciva sempre a
far prevalere l’interesse generale e godeva di un grande consenso: non
lasciava mai nessuno senza risposta, era quasi un suo cruccio personale,
sentiva su di sé la responsabilità della condizione della persona che
aveva davanti. Ed era stimato anche da organizzazioni sindacali diverse
dalla sua, come la Fiom, proprio per la sua dedizione e la sua
correttezza.
Quando poi ci siamo frequentati quotidianamente a partire dalla vertenza
del 2009 contro la chiusura della Maflow finita in bancarotta, ho potuto
misurare di persona il suo impegno e la sua straordinaria sensibilità,
che ne avevano fatto il ‘capo naturale della classe’, per dirla in
termini classici. Definizione che so che Massimo prenderebbe malissimo,
perché direbbe: “qui non ci sono capi, qui siamo tutte e tutti uguali, e
tutte e tutti insieme dobbiamo reagire”. Una caratteristica che farà
sempre valere, anche rispetto alle decisioni da prendere: è sempre
l’assemblea a dover decidere anche contro il suo parere, mai usare la
propria autorevolezza per imporre una soluzione. Cercando sempre di far
assumere responsabilità alle persone, senza delegare a qualcuno il
proprio destino. E anche scontrandosi con le strutture della propria
organizzazione, se fosse stato necessario…
Quanto tempo dedicato a quella lotta, quanti soldi messi di tasca
propria. E anche quando il sindacato gli offre l’opportunità di uno
stipendio pieno per fare il funzionario durante il periodo di
sospensione dal lavoro, alla fine cesserà questa attività che pure gli
piace moltissimo, rifiutando questo “privilegio” per mettersi al
servizio del progetto di autogestione di RiMaflow. Così come in
precedenza aveva rifiutato nel 2010 l’offerta di restare al lavoro tra i
pochi sopravvissuti alla falcidie operata dal nuovo imprenditore
polacco, approfittando del proprio ruolo sindacale.
Fondare una cooperativa, imparare da sé a fare l’amministratore, il
coordinatore, il progettatore economico… lui, da operaio saldatore,
mettendosi a studiare in proprio, carpendo da ogni persona incontrata
elementi utili per sviluppare un’attività. Col pensiero fisso della
responsabilità della sopravvivenza di 20 soci operai e di un centinaio
di altre persone senza lavoro, migranti compresi, gli ultimi tra gli
ultimi a cui sempre tenere le porte aperte. Massimo non ci dormiva la
notte pur di trovare una soluzione economica dentro una situazione
difficile: nessuna disponibilità ad un accordo da parte della proprietà,
latitante per un lungo periodo; promesse mai mantenute da parte delle
istituzioni; ma bisogno di regolarizzare il lavoro sviluppandolo per
pagare un salario alle persone.
Si parte dall’informalità, irregolare per definizione, legata a
condizioni a volte disperate, per arrivare a regolarizzare: il lavoro
maggiore di Massimo in questi sei anni. L’esempio è quello delle
fabbriche recuperate argentine, dall’occupazione al riconoscimento del
lavoro in autogestione, senza padrone. O dei cartoneros di Buenos Aires,
organizzati dall’avvocato Juan Grabois, che dall’informalità del
recupero dei cartoni diventano uno strumento importante
dell’organizzazione della raccolta rifiuti formale della città, creando
centinaia di posti di lavoro regolari. Juan, l’uomo dell’arcivescovo
Bergoglio, Massimo lo conoscerà direttamente, quando RiMaflow sarà
invitata per ben due volte in Vaticano proprio da quel Bergoglio
diventato papa Francesco, in occasione degli incontri dei Movimenti
popolari di tutto il mondo. Con una menzione particolare proprio per la
resilienza contenuta nel progetto che Massimo più di altri era riuscito
a realizzare nelle periferie abbandonate del primo mondo.
La Chiesa di Bergoglio, la vicinanza di Libera e della Caritas
all’esperienza di RiMaflow, quella del parroco di Trezzano don Franco
fin dal primo giorno, con le messe celebrate con monsignor Delpini già
nel 2009 contro la chiusura di Maflow e la recente visita a RiMaflow del
Delpini arcivescovo di Milano. Don Franco che celebra le nozze di
Massimo ed Anna, festeggiate poi alla Libera Masseria di Cisliano, un
bene confiscato alla criminalità organizzata che proprio Massimo e
RiMaflow contribuiscono a realizzare assieme all’allora coordinatore
regionale di Libera, Davide Salluzzo, e a don Massimo Mapelli della
Caritas diocesana. RiMaflow e Masseria, due perni del progetto
Fuorimercato, nati contro la criminalità organizzata, creando posti di
lavoro puliti, e con un profondo senso ecologista: riuso e riciclo
perché niente vada buttato in discarica.
Una vocazione fin dal primo giorno di RiMaflow, questa. L’economia dei
padroni ha fallito, diceva Massimo, dobbiamo ricostruirne un’altra su
valori diversi, legati alla solidarietà e al bene del pianeta. E’ per
questo che quando si dà l’occasione di conoscere un paio d’anni fa una
persona, un inventore di macchinari per triturare rifiuti e recuperare
materie prime, sembra un’occasione da non perdere. Ospitarlo in RiMaflow
ci può far conoscere da vicino quel mondo, partendo da chi non ha
capitali da investire se non il proprio lavoro. Macchinari recuperati da
macchinari dismessi per recuperare materie prime in un ciclo completo e
pulito. Come tanti presenti in RiMaflow, questa persona viene da
trascorsi difficili con le amministrazioni, non è attento ai pagamenti,
ma ha una passione e una genialità che saranno riconosciuti da
interlocutori di primo piano nel trattamento rifiuti, come Amsa e A2A. E
sta sulle sue macchine anche 12-14 ore al giorno, modifica, riaggiusta…
Massimo sa che questa attività pur solo sperimentale per capire come si
recuperano le materie prime è irregolare, così come peraltro tutte le
altre che si tengono in un luogo abbandonato e occupato che da sei anni
rivendica la regolarizzazione. Ma l’attività produttiva è la sola che
crea posti di lavoro e Massimo ha l’urgenza di garantire a fine mese le
entrate della cooperativa, perché le famiglie devono mangiare, al di là
dei tempi infiniti della trattativa con Unicredit Leasing che rinvia di
mese in mese la firma di un’intesa. Conclusione di una trattativa che
RiMaflow rivendica da anni ipotizzando il passaggio da un comodato a una
fase onerosa, garantita dallo sviluppo dell’attività, con business plan
costruiti insieme ad alcune università. E il riciclo è lì come ipotesi
realmente possibile. Caritas mette a disposizione competenze di una
cooperativa del settore ben avviata da 20 anni che ci potrà aiutare:
possiamo farcela!
Essere nell’irregolarità ma volerne uscire a tutti i costi. Tutto il
possibile per la sicurezza di chi lavora, le misure antincendio, le
assicurazioni, il controllo della falda acquifera e dei tetti in Eternit
(la vittoria di un bando Inail per la rimozione dell’amianto a marzo di
quest’anno!), la regolarità dei pagamenti e dei contributi ai soci della
cooperativa, le fatturazioni dei servizi… tutto è lì a dimostrare i
passi in avanti nella direzione della regolarizzazione voluti con
estrema testardaggine proprio dal presidente Massimo Lettieri.
E tutto sempre alla luce del sole, anzi sotto i riflettori delle tv e
dei giornali e di ricercatori venuti a ‘studiare’ il caso RiMaflow da
diversi paesi… Con Massimo a perdere ore di sonno per far quadrare i
magrissimi bilanci. Nelle assemblee i soci tutti approvano
l’investimento nel settore riciclo. L’autogestione impone la
condivisione e non il verticismo di un presidente o di un CdA. Il
riciclo rappresenta il 3% del fatturato, una perdita rispetto al tempo
dedicato e al nuovo allacciamento per i macchinari del costruttore (250
kw!), che alla fine non pagava mai e a cui bisognerà dare uno stop.
Tuttavia le poche cose fatte danno l’idea che il lavoro sulla carta da
parati con quelle dimensioni di macchinari può avere una sostenibilità.
Amsa e A2A ci incoraggiano: una volta regolari vi faremo arrivare
commesse! Il materiale da lavorare arriva da ditte del settore con un
ddt – documento di trasporto – e un formulario ed esce con altro ddt e
una fatturazione da parte della cooperativa. In un caso anche dopo la
verifica di non tossicità del prodotto, perché richiesto dalla dogana.
Tutto regolare? Certamente no, manca l’autorizzazione previa che
richiede la titolarità del luogo di produzione, che non possiamo ancora
avere. Così come per altri lavori in RiMaflow. Ma Massimo mette in atto
tutti i passaggi di regolarità possibili nelle nostre condizioni. E si
paga fior fiore di tasse!
Basterebbe fare poi una verifica sui conti correnti di tutti i soci di
RiMaflow e su quelli di Massimo e dei suoi familiari in particolare, se
proprio si volesse capire quali sono stati i ‘guadagni’ di questa
intrapresa straordinaria. Li vogliamo allegare, così, giusto per fornire
qualche dato sull’associazione a delinquere che lucra con illeciti di
stampo mafioso contro l’ambiente, la salute e il fisco. Se di Massimo si
volesse sintetizzare la figura, è proprio l’emblema vivente della lotta
contro tutto ciò…
Gigi Malabarba

P.S. Giusto per dare un’idea della condizione economica di Massimo:
fino al 2009 – salario come operaio saldatore presso Maflow 1.600 euro
2010-2012/13  –  cassa integrazione guadagni 1.200 euro (con
integrazione per lavoro sindacale a tempo pieno presso Cub, continuato
poi part time per il primo periodo RiMaflow)
2013-2018  – presidente cooperativa RiMaflow: da rimborso spese iniziale
di 300 euro mensili a 500 euro, fino agli attuali 800 euro con
versamento di contributi, un salario uguale per tutti i soci
(comprendendo l’indennità di funzione si arriva fino a un massimo che
non supera i 1000 euro mensili!).
Massimo ha due figli, vive nella casa di famiglia dei genitori della
moglie a Monza, barista part time presso l’Ospedale San Gerardo. Ferie,
pochissime, sempre a Rofrano nel Cilento presso la casa dei genitori.
Lo stile di vita e le dichiarazioni del reddito familiare di questi anni
sono inequivocabili…



Salerno, 21 agosto 2018

Carissimi compagni e compagne,

‘se lavorare è un reato arrestateci’. Bene, l’hanno fatto!! La nostra
provocazione al sistema produttivo italiano l’abbiamo fatta, come da
previsione nessuna risposta positiva è arrivata, in cambio solo
un’azione repressiva.

Aver letto sul dispositivo di essere un criminale socialmente pericoloso
(mi ha colpito, direi sconvolto) evidenzia il declino del sistema, ancor
più perché è stato programmato nei mesi di luglio e agosto.

Nei mesi di luglio e agosto 2010 ho partecipato alle trattative presso
il Ministero dello Sviluppo Economico. Ad agosto 2010 è stata ceduta
l’attività produttiva di Maflow SpA ad un gruppo polacco, producendo 230
lavoratori licenziati. Nel mese di agosto 2012 il gruppo polacco
annuncia la chiusura dello stabilimento storico di Trezzano sul Naviglio
con il licenziamento delle restanti lavoratrici e lavoratori.

Nelle trattative ho notato che ai tavoli istituzionali i funzionari
sedevano fisicamente al lato opposto dei lavoratori, vicino ai padroni.

Le storture del sistema han prodotto cinque milioni di poveri ed altri
dieci milioni di precari che per paura della povertà sono disposti a
tutto.

In carcere la visione della società non cambia, la maggior parte dei
detenuti sono analfabeti o semi-analfabeti, economicamente sostenuti
dalla delinquenza organizzata, oppure sono poveri.

Pochi sono i detenuti con un’istruzione superiore o con compiti di
rilievo; si racconta che tra i detenuti ci sia un sindaco, un avvocato,
comunque restano mosche bianche, numericamente parlando. Essere
descritto come un criminale socialmente pericoloso mi preoccupa, è da
quando sono nato che mi appassiono alle esigenze della società.

Negli ultimi dieci anni sono stato al fianco delle lavoratrici e dei
lavoratori che hanno pagato la crisi economica con la perdita del posto
di lavoro o la perdita dei diritti nei luoghi di lavoro. Insieme a voi,
l’assemblea di RiMaflow,  ho partecipato alla costruzione della
comunità, che difende la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori
attraverso il salario prodotto con il lavoro.

La difesa di un luogo abbandonato dal sistema produttivo, recuperato e
riconsegnato alla società; anche il mio matrimonio con Anna organizzato
in un bene confiscato alla mafia, al fianco della comunità “Casa Homer”
dei minori non accompagnati di don Massimo Mapelli, tutto di me è
intriso di socialità; non voglio dimenticare l’adesione personale a
“Fuorimercato”, al movimento delle “Fabbriche recuperate”, ai movimenti
popolari organizzati da papa Francesco, che proprio sulla questione
rifiuti il papa – da vescovo di Buenos Aires – ha organizzato i
cartoneros: ancora oggi l’organizzazione fornisce un reddito di base ai
raccoglitori di carta e cartone.

La legalità nostrana prevede autorizzazioni di grossi magazzini di
stoccaggio, che hanno le stesse criticità ambientali tipiche del
settore. Rischio sversamento nel terreno, rischio incendio. Nell’ultima
estate si è incendiato il magazzino di Milano Muggiano di proprietà
dell’AMSA e un altro magazzino a Caivano (Napoli); potrei citarne altri
dieci ma in carcere sono senza Google per fare le ricerche…

Questo sistema produce profitti per chi ha le autorizzazioni e danni
ambientali alle comunità che li ospitano.

La legge non è uguale per tutti, le carceri sono costruite per i poveri,
i maggiori utilizzatori.

RiMaflow non deve fermarsi. In autogestione le forme di organizzazione
sono dinamiche, ho la certezza che l’assemblea sarà capace di dare
risposte ai problemi chiamati a risolvere.

In una delle tante assemblee che abbiamo fatto ho ricordato le parole di
Kennedy che in un discorso disse più o meno (no Google): “Non chiedete
cosa può fare per voi la società (l’America), ma chiedetevi cosa posso
dare io alla società, una società forte può garantire la protezione
necessaria all’esistenza”…

Mi considero un uomo con un forte senso civico, ho pensato che insieme a
voi avrei potuto risolvere molti problemi che il sistema ha prodotto.
Non vi nascondo che sono emotivamente provato, per mia fortuna sento la
vicinanza della mia famiglia, Anna tutte le settimane mi porta notizie
positive sulla resistenza di RiMaflow, mi porta inoltre l’energia che
solo l’amore può ricaricare per resistere nella privazione della
libertà. Rinchiuso dietro le sbarre mi sento come un leone in una gabbia
dello zoo.

Concludo con le parole di don Milani: “A che serve avere le mani pulite
se si tengono in tasca?”

Un abbraccio

Massimo


Il 2018-08-31 14:40 Carlo Reggiani ha scritto:
> Ciao a tutti
>
> Concordo con Aurelio, un arresto non è certo un evento da
> sottovalutare durante le indagini.
>
> Anche noi di Povegliano ci incontreremo a fine settembre, magari per
> quella data avremo piu' elementi per valutare.
>
> Carlo
>
> On Fri, Aug 31, 2018 at 2:03 PM Aurelio <aurelio@gologas.it> wrote:
>
>> Ciao,
>> noi non ci troviamo prima del 16/09 pertanto non posso comunicarti a
>> stretto giro qual è il nostro orientamento.
>>
>> Ti anticipo però qual è il mio parere del tutto personale. Direi
>> che Rimaflow rappresenta una bellissima storia degna del più ampio
>> sostegno.
>> Non mi sento però di sbilanciarmi sulla questione giudiziaria. In
>> rete ci sono pochissime informazioni e, aggiungo, non ho le
>> competenze per esprimere un parere.
>> Mi risulta però che in Italia sia estremamente difficile finire in
>> galera nel corso delle indagini preliminari, prima del processo,
>> almeno quando in ballo ci sono presunti reati che non toccano la
>> sfera personale, fatti violenti ecc. Se c'è stato un arresto, vuol
>> dire che ci sono fatti indiziari molto gravi. Può darsi che ci sia
>> ben altro di cui non siamo a conoscenza.
>> Aspetterei pertanto lo sviluppo delle indagini, fermo restando la
>> presunzione d'innocenza e l'augurio che tutto si risolva per il
>> meglio.
>> Sono orientato pertanto a non mettere il mio nome, almeno per ora,
>> in calce a questo appello. Ovviamente sono consapevole che la lista
>> degli errori giudiziari è molto lunga... ma in linea di massima
>> ripongo fiducia nella magistratura.
>>
>> Buona giornata,
>> Aurelio.
>>
>> Il giorno ven 24 ago 2018 alle ore 18:55
>> <antonio.nicolini@liberaposta.it> ha scritto:
>>
>>> ciao tutt*
>>> la rete di economia solidale della Brianza ha aderito
>>> all’appello “io
>>> sto con Rimaflow”, siccome ci conoscono direttamente da tanti
>>> anni
>>> chiedono anche a noi Veronesi di aderire.
>>> questa la loro adesione:
>>> http://desbri.org/news/appello-rimaflow
>>>
>>> Come rete veronese possiamo aderire? Per dire che aderiamo come
>>> rete e
>>> non come singole realtà è necessaria una risposta da parte di
>>> molti di
>>> voi GAS, produttori, associazioni e singoli che in questi anni
>>> avete
>>> seguito le pratiche di economia solidale.
>>> Spero non ci siano dubbi.
>>>
>>> Cosa è e cosa è successo alla Rimaflow in sintesi
>>>
>>> Cosa è Rimaflow:
>>> Tutto parte nel 2012 quando i cassintegrati della MAFLOW S.p.A. a
>>> Trezzano sul Naviglio nel milanese, circa trecento persone, hanno
>>> l’idea
>>> di costituire una Cooperativa, una Società di Mutuo Soccorso per
>>> trovare
>>> un lavoro. A fine anno la Maflow chiude definitivamente e il 1°
>>> Marzo
>>> 2013 viene costituita la Cooperativa RiMaflow, dopo che a febbraio
>>> era
>>> stata occupata la fabbrica abbandonata, le parole d’ordine sono:
>>>
>>> Reddito, Lavoro, Dignità, Autogestione!
>>> L'attività diventa: distribuzione dei prodotti biologici,
>>> autofinanziamento con piccole produzioni agro-alimentari come la
>>> Ripassata (passata di pomodoro) ed il Rimoncello (un gustoso
>>> limoncello). Ospitano diverse attività (falegnameria, restauro
>>> mobili,
>>> modellistica, tappezzeria, lavarazioni di metalli…) per creare
>>> opportunità di lavoro anche per altri disoccupati. Come
>>> autofinanziamento organizzano anche spettacoli ed attività
>>> culturali
>>> (musica, teatro, corsi, ecc.) con l’apertura di un bar e una
>>> piccola
>>> ristorazione per chi  opera all’interno della fabbrica.
>>> L’obiettivo è quello di realizzare una “cittadella
>>> dell’altra economia”
>>> e fornire servizi “FuoriMercato” (www.fuorimercato.com [1]).
>>>
>>> Cosa è successo:
>>> Avevano avviato una sperimentazione sul riciclo acquisendo
>>> materiali
>>> (scarti di produzione di carta da parati) da ditte a cui lo
>>> restituivano
>>> lavorato (con fatture di lavoro conto terzi) o vendute a ditte con
>>>
>>> regolari fatture. La sperimentazione era stata sospesa mesi fa
>>> perchè
>>> era risultata in perdita, quindi nessuna attività lucrativa da
>>> parte
>>> della Cooperativa. Il 26 luglio la magistratura, all'interno di
>>> una
>>> indagine sullo smaltimento illecito di rifiuti, sequesta il
>>> capannone
>>> dove si era sperimentato il riciclo e arresta Massimo Lettieri
>>> presidente della cooperativa RiMaflow.
>>> Solidarietà è stata subito espressa da don Massimo Mapelli di
>>> Caritas
>>> Milano, da don Franco Colombini parroco di Trezzano, da Marco
>>> Cabassi e
>>> don Gino Rigoldi della Comunità Nuova che da anni seguono e
>>> sostengono
>>> attivamente il progetto RiMaflow, il Comitato Fà la Cosa Giusta!
>>> Sicilia
>>> e la Res Lombardia.
>>>
>>> per approfondimenti il loro sito:
>>> https://rimaflow.it
>>>
>>> il gruppo FUORI MERCATO + LE MATONELE + LA FOLAGA ROSSA + PRATICHE
>>>
>>> COMUNI di Verona stanno organizzando una iniziativa a Verona per
>>> il
>>> 15/09
>>> ci sarà musica e laboratorio bimbi
>>> cucina
>>> dibattito- raccolta soldi per RiMaflow
>>> naturalmente è ben venuta la partecipazione di chi può esserci
>>> seguiranno info
>>>
>>> --
>>> donne e uomini verso un'altra società, chi pensa, chi lavora, chi
>>> opera, chi dorme e sogna, chi legge solo, chi ha tempo e chi non
>>> ne ha, chi cammina e chi si è fermato..., chi non ne può più e
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